29 aprile 2008, 11:12 | permalink

Roma città aperta, ma non alle donne
Magro bilancio per le candidate a Roma: in consiglio 5 elette su 60

Lavinia Mennuni, Sveva Belviso, Gemma Azuni, Monica Cirinnà e Serena Visentin. Tenere a mente questi nomi non sarà difficile, dato il loro numero esiguo. Le politiche appena elencate sono le uniche donne che entreranno nel nuovo consiglio comunale di Roma su un totale di sessanta consiglieri. Il bilancio è identico a quello delle precedenti elezioni comunali: anche nel 2006 vi furono soltanto 5 donne elette a Roma, tutte e cinque nella lista Ulivo per Veltroni sindaco. Oggi il panorama è il seguente: Mennuni e Belviso rappresentano il PDL, Azuni la sinistra arcobaleno, Cirinnà e Visentin il Partito democratico. Le cinque consigliere portano a casa in tutto 15.642 voti, in una città di 2.546.804 abitanti. A questi, per un corretto bilancio dei risultati femminili a Roma, possiamo aggiungere i voti ricevuti dalle donne non elette. Ci sono poi i 44.185 voti portati a casa da Serenetta Monti, candidata sindaca per la Lista civica amici di Beppe Grillo e i 4.969 di Susanna Capristo, anche lei aspirante sindaca per il PCL.
Siamo nel complesso di fronte a cifre talmente esigue da destare preoccupazione, soprattutto se guardiamo alla realtà locale come allo specchio del Paese e dei suoi orientamenti. Questa manciata di preferenze basta appena a diluire un po’ la cupa monocromia maschile del futuro consiglio comunale della Capitale e solleva un paio di interrogativi: perché in una sede così rilevante, in cui vi era la possibilità di esprimere preferenze, le donne non sono state votate? Possiamo presumere che a livello nazionale, quando si tornasse ad una legge elettorale che consentisse l’espressione della preferenza, le cose andrebbero meglio dal punto di vista della parità di genere?
Possiamo tralasciare le più ampie e generiche considerazioni sul comportamento delle donne rispetto al voto, ricordando però il divario di genere nell’accesso all’informazione politica, che vede ancora le donne meno informate e coinvolte rispetto agli uomini (questo può significare tra l’altro minor propensione ad esprimere una preferenza quando si ha il diritto di farlo). Detto ciò, il magro bottino portato a casa dalle candidate romane sembra legato a una molteplicità di fattori che cerchiamo qui di raccogliere come spunto per una riflessione.
Minori risorse economiche ed organizzative in campagna elettorale. Chiunque si sia trovato a Roma nel corso della campagna elettorale avrà notato come la città fosse trasformata in una galleria di volti maschili, interrotta di tanto in tanto da quello di qualche candidata. Anche nella politica locale, come in quella nazionale, gli uomini possono fruire di una solida rete di relazioni e sostegno dentro e fuori il partito di appartenenza. Rete che spesso le candidate non hanno, o che si rivela molto fragile.
Minor tempo da dedicare alla campagna elettorale? Vogliamo per ora accantonare questo dubbio, che ne solleva tuttavia un altro: quante donne presenti nelle liste vi sono state inserite come semplice “riempitivo”? Molte, alla prima esperienza, o con scarse possibilità di elezione, certo avranno dedicato alla campagna elettorale un tempo assolutamente marginale rispetto a quello di politici di carriera che nella elezione o rielezione in consiglio si giocavano tutto. Donne inserite con questo criterio rischiano di non acquisire visibilità al di fuori della loro ristretta cerchia di conoscenze.
Difficoltà nell’espressione della preferenza legata a questa particolare tornata elettorale: con ben cinque schede da compilare molte elettrici ed elettori hanno probabilmente rinunciato ad esprimere la loro preferenza laddove era possibile farlo.
Scarsa conoscenza dei politici più vicini al territorio, effetto di una politica fortemente mediatizzata e sradicata dal contatto con gli elettori e con i luoghi reali. Questo fa sì che solo le persone che seguono maggiormente le vicende politiche locali esprimano consapevolmente una preferenza al momento del voto.
La priorità che sembra emergere dall’esperienza romana è quella di avvicinare le donne alla politica “tradizionale”, ripartendo dal territorio: il rischio è infatti che persino nelle istituzioni locali, dove solitamente la presenza femminile è maggiore che a livello nazionale, si resti bloccate o si torni addirittura indietro. La posta in gioco è enorme: una politica locale senza donne è una politica che rischia di ignorare la dimensione di genere nell’amministrazione del territorio, nella politica dei tempi, nella definizione delle priorità, nell’allocazione delle risorse.
La “progettazione dal basso” è essenziale per favorire l'integrazione di genere: il gender budgeting, la pianificazione urbanistica, la gestione della mobilità, dei tempi e orari delle città sono strumenti essenziali per garantire a tutti i soggetti di poter partecipare con pari dignità alla promozione dell'economia e allo sviluppo economico e sociale del territorio.
E’ proprio a partire da questo livello che le donne stanno diventando un soggetto di cambiamento, l’unico assieme alle giovani generazioni, che possa contrapporsi ai gruppi di interesse costituiti, portati a un uso privatistico ed a uno sfruttamento insostenibile del territorio stesso.

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24 aprile 2008, 10:08 | permalink

Quando il web è al servizio della poesia
Via delle belle donne, nasce il blog letterario collettivo femminile

Nato a giugno del 2007 il blog si ripropone di raccogliere e riunire le voci femminili poetiche disperse qui e là, è un blog letterario collettivo gestito totalmente da donne ma aperto anche a collaboratori esterni, dove, assieme a pezzi di prosa, attualità, arte figurativa e altro, vengono pubblicate poesie di autori e autrici di diversa nazionalità, ma anche pezzi nostri, un blog libero da condizionamenti, dove l’unica cosa che conta è il dire e il fare della poesia, un luogo di scambio e di crescita, di ascolto. Nel blog abbiamo organizzato un concorso di poesia “Un fiore di Parola” dal quale è scaturita un’antologia, abbiamo pubblicato dei quaderni in pdf monotematici. Osip Mandel’Stam componeva nel campo di prigionia e mandava le poesie a memoria perché non poteva scriverle, la Merini al manicomio scriveva col dito sulla polvere, Ungaretti scriveva dentro una trincea, in mezzo ai topi e ai compagni morti, scrivevano e non pensavano al mercato editoriale, alle vendite, alle letture critiche, al successo, al guadagno, ai blog, alle visite, a chi mi legge. C’erano loro e la loro poesia. I pdf, gli e-book, si propongono di evitare la dispersione, ne faremo altri e scriveremo nei blog fin quando ci saranno, poi scriveremo dentro le trincee, nei campi di prigionia, col dito sulla polvere, perché alla poesia poco importa la visibilità, il mercato, l’internet, la poesia esisterà sempre
www.viadellebelledonne.wordpress.com

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10 aprile 2008, 15:48 | permalink

UNA MATTINA MI SON SVEGLIATA…

LA RESISTENZA DELLE DONNE OGGI, DALLA DIFESA DELL’AUTODETERMINAZIONE, ALLA PACE E ALL’AMBIENTE.
LE DONNE DEL NO DAL MOLIN, DELLA NO TAV E DELLA RETE194 PROTAGONISTE DELLA DIFESA DEI NOSTRI DIRITTI

VENERDI’ 18 APRILE ORE 17.00
Sala Conferenze – Museo di Sant’Agostino
Piazza Sarzano 35R - Genova
proiezione del filmato
“DONNE DA PRESIDIO - VOCI FEMMINILI DAL MOVIMENTO NO DAL MOLIN”
di Monica Lanfranco
Saranno presenti:
ANTONELLA CUNICO - GRUPPO DONNE DEL PRESIDIO NO DAL MOLIN SIMONA POGNANT - SINDACO DI BORGONE SUSA MOVIMENTO NO TAV
SABRINA DAMICO - RETE194

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8 aprile 2008, 19:39 | permalink

La lettera scarlatta della libertà
Pubblichiamo da Noi Donne l'articolo di Isa Ferraguti

”La lettera scarlatta non è una protesta, né un’indicazione elettorale, è il nostro invito a tutte ad esprimere la consapevolezza che in diritto al voto conquistato dalle madri è stato precettato dagli uomini già nel potere. In questo tempo, uomini trattano e distribuiscono i posti in Parlamento prima ancora che si vada alle urne”. E’ il grido di dolore lanciato dall’UDI di Napoli, accolto a livello nazionale, per sottolineare la gravità di una democrazia dimezzata sia perché non aperta veramente alla rappresentanza femminile sia perché non permette di esprimere le preferenze.”Sappiamo che il vero scambio è già pattuito, che la libertà delle donne rappresenta per i partiti un pericolo, non un diritto che fa vivere la democrazia. Tenere sotto controllo la libertà delle donne, si fa! Si fa nel potere senza bisogno di nominarla”. Quali sono le conseguenze di questa libertà vigilata? “La nostra facoltà di scelta nel generare, la cura che esprimiamo per l’ambiente e le relazioni, dove nasce ogni diritto, sono tenute in ostaggio, con le leggi ed un patto sociale ingiusto. Noi abbiamo mostrato e detto che i luoghi nei quali vengono prese le decisioni sono resi immobili da uomini. È l’alternanza tra loro o le loro famiglie dove le donne sono accessori necessari, da tenere a bada: con favori apparenti, blandizie stucchevoli, agitando la minaccia di togliere ciò che è “concesso”, inclusa la vita… La libertà è il nostro bene indisponibile. Noi diciamo che è venuto il momento di agire a viso aperto la nostra parte nel vero conflitto che agita la politica, di svelare che tutto quello che sta avvenendo tra gli uomini ha per oggetto la contesa sul nostro corpo fertile. Siamo libere, anche di fronte ad una legge elettorale che deliberatamente serve ad ingannarci, e non c’inganna.
Noi diciamo tutto questo con la nostra D di donna, che è memoria e rappresentazione del nostro essere”. Dunque la ‘D’ è la “la rappresentazione di una volontà che non è dentro il campionario dei partiti, ma che sarà il simbolo della piena libertà di esprimersi davanti alle urne, in quello che è un diritto e non un obbligo. La responsabilità che sempre ci assumiamo è la lettera scarlatta, l’abbiamo scritta per indossarla ed imprimerla nella politica di questo tempo”. Fa eco l’UDI Romana La Goccia che, scrivendo alle forze politiche del Lazio, ha osservato come “la prevalente rappresentanza maschile negli anni si è sistematicamente autoriprodotta” e ha ricordato che per realizzare una democrazia paritaria “tante donne attraverso l’UDI, hanno raccolto in breve tempo e nonostante il silenzio dei mass media 125.000 firme per una proposta di iniziativa popolare ‘50e50’…per dare piena attuazione agli articoli 3 e 51 dlla Costituzione”. Non abbassano la guardia, le donne, e ricordano che “solo una democrazia paritaria e la relativa rappresentanza di genere …possono dare speranza di soluzioni giuste nell’azione del governo della cosa pubblica”. Sempre l’Udi Romana La Goccia ha solidarizzato con le donne dei coordinamenti femminili di Cgil, Cisl e Uil in occasione delle manifestazione organizzata a Roma per l’8 marzo condividendo l’idea che “la libera scelta, le libertà femminili in concreto sul lavoro, nella maternità, nell’amore, nella sessualità è forte motivo di impegno in un momento in cui i venti del fondamentalismo coprono il potere delle caste maschili”.
(8 aprile 2008)

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