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Gennaio 200728 marzo 2008, 14:31 | permalink
In scienza e coscienza: maternità, nascite e interruzioni di gravidanza
Società italiana delle storiche
Aspettare un figlio, programmarlo o scoprirsi incinta avendolo temuto, volerlo a tutti i costi, sentirsi non ancora o mai pronte, non volerlo, averlo voluto ma non così… sono esperienze che le donne si sono sempre trovate ad affrontare dovendo pensare non solo per se stesse, eppure sentendosi molto spesso sole, necessariamente poco libere di scegliere, e quasi sempre giudicate. Tutto questo ha una lunga storia che riguarda anche gli sviluppi delle conoscenze biomediche e psicologiche, le politiche sanitarie e sociali, i cambiamenti nelle relazioni familiari e nel lavoro delle donne, le leggi e le mentalità, i pregiudizi su maternità, contraccezione, gravidanza, aborto, cure dei bambini.
Nella convinzione che occorra intrecciare la riflessione sul presente con la consapevolezza dei cambiamenti e del passato, e con un richiamo alla concretezza contro la retorica e le strumentalizzazioni politiche, a trent'anni dalle Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza (L. 22 maggio 1978, n.194) la Società italiana delle storiche promuove su questi temi una tavola rotonda a Firenze, con esperte ed esperti di varie discipline e professioni specialistiche. Intervengono una demografa, una neonatologa, varie storiche, un ginecologo, la responsabile delle ostetriche dei consultori in area fiorentina, una filosofa bioeticista, una psicoterapeuta esperta di adolescenti in gravidanza, oltre che giuriste e psicologhe.
Il titolo che abbiamo dato alla tavola rotonda è In scienza e coscienza, perché le decisioni personali su maternità, nascite, aborto e cura non possono derivarsi automaticamente dal solo progresso della medicina, indipendentemente o contro il consenso della madre, né tanto meno considerarsi appannaggio delle dottrine della Chiesa, anch'esse mutevoli e mutate, o esclusivamente dei principi giuridici che pure regolano i comportamenti di una società. Ma anche perché il punto di vista della
scienza che accetti di avere a che fare con le individualità è rivolto appunto al bisogno di decidere delle persone proprio quando non esista la certezza di cause ed effetto.
E' dai compiti concreti della vita, come scriveva Dilthey alla fine dell'Ottocento, che sono scaturite le scienze umane, la cui oggettività implica anche lo sforzo di comprendere le esperienze dell'altro come soggetto, anziché dissolverlo e mancare alle proprie finalità per la difesa di principi generali astratti.
Firenze
5 aprile, ore 15.00
Istituto Italiano di Scienze Umane
Piazza Strozzi - Altana di Palazzo Strozzi
26 marzo 2008, 13:26 | permalink
Nasce a Modena larchivio Bergonzoni
La donazione dalla famiglia dell'avvocata impegnata per i diritti delle donne
Il Centro documentazione donna di Modena ha ricevuto nei giorni scorsi in deposito dalla famiglia l’archivio dell’avv. Renata Bergonzoni.
Renata Bergonzoni, si è spenta il 21 dicembre scorso all'età di settantadue anni, aveva incominciato ad occuparsi di politica giovanissima, nelle file del PCI e successivamente, soprattutto per il suo interesse verso le problematiche femminili, nell'UDI. Mantenne sempre molto viva l'autonomia di pensiero che caratterizzava il suo impegno politico. Fu Consigliera comunale per il Pci, prima a Mirandola (1961-1970) poi a Modena (1970-1980); dal ‘70 al ‘74 anche Assessora ai Tributi per il Comune di Modena. Tra la fine degli anni ’60 e gli inizi degli anni ‘70 fu presidente dell'Arci provinciale e nel consiglio direttivo di diverse associazioni culturali come ad esempio il Circolo cinema S.Cabassi.
Avvocata, colta, laica, da molti anni, soprattutto a partire dagli anni settanta, aveva sempre più rivolto il suo impegno nell'UDI alle battaglie per conquistare e mantenere leggi più rispettose dell'autodeterminazione della donna, della sua integrità. Le norme sul diritto di famiglia, quelle contro la violenza contro le donne, soprattutto domestica, parità sul lavoro e nel rapporto fra i sessi, rappresentanza politica delle donne, questi erano i nodi per i quali passava, secondo Renata, il difficile rapporto fra donne e giustizia, intesa come leggi e come applicazione delle stesse.
A Modena è stata socia fondatrice di tante associazioni femminili e presidente dell’Associazione Gruppo donne e Giustizia; ha portato avanti fino alla fine l'impegno nella Federazione Casa delle Donne di Modena di cui era Presidente, avviando anche, insieme con le altre, il percorso per la "Nuova casa delle donne di Modena" .
Nell’archivio consegnato al Centro documentazione donna restano poche carte, raccolte in quattro buste, provenienti dalla sua abitazione che documentano i momenti salienti della sua vita pubblica e privata.
Dagli anni dello studio sono conservate le sue pagelle scolastiche della scuola media inferiore e del Ginnasio “G.Pico” di Mirandola, la sua tesi di laurea “Il Canale di Suez e le recenti controversie in campo internazionale”. Del suo iniziale impegno politico alcune tessere della Federazione giovanile comunista italiana (Fgci) e del Partito comunista italiano (Pci) del 1957.
Le carte più preziose documentano il suo primo atto politicamente significativo: la dissociazione pubblica dall'invasione dell'Ungheria nel 1956 da parte dell'Unione sovietica. Abbiamo infatti gli appunti presi durante i lavori dei IX° Congresso del partito comunista modenese del 30 novembre 1956 e i materiali relativi all’VIII° Congresso del Pci (Roma 8-14 dicembre 1956) dove si discute della questione. Tra i documenti: la delega di Renata per la Federazione comunista italiana di Modena con la firma autografa di Palmiro Togliatti e dettagliati appunti raccolti in un block notes che riporta: “Sabato 8 dicembre 1956, ore 15,50 entra Togliatti accolto da un fragoroso e caloroso applauso. Sono già precedentemente entrate le varie delegazioni straniere. Applausi, applausi e giornalisti...” e dove l’annotazione finale dopo 7 giorni di congresso è: “Domani finalmente a casa”. Qualche documento poi ricorda l’impegno di Renata nel Consiglio comunale di Mirandola e di Modena.
Appartengono invece agli anni ’80, ’90 e 2000 alcune cartelle di convegni e iniziative diverse delle associazioni femminili modenesi relative ad eventi nei quali Renata ha portato un contributo (Udi, Donne e Giustizia, Centro documentazione donna).
Poche carte in relazione a una vita intensa spesa nella politica e nell’associazionismo locale e nazionale, ma dalle quali si avvierà certamente una attenta ricerca di altre fonti negli archivi dei luoghi da lei attraversati al fine di ricostruire le mille sfaccettature della sua vita.
L’archivio del Centro documentazione donna di Modena è consultabile tutti i giorni dalle ore 9 alle ore 13; il lunedì e giovedì anche dalle 14.30 alle 18.30. Inventari on-line www.archivimodenesi.it
o www.archividelnovecento.it
24 marzo 2008, 20:14 | permalink
Speciale elezioni 2008 su Donna TV
La redazione di Donna TV (www.donnatv.it) ha aperto una finestra sulle candidate alle prossime elezioni. Chi sono e cosa pensano le donne dei vari schieramenti, in corsa per il Parlamento? Scoprilo nel canale Speciale elezioni 2008.
Donne e lavoro, conciliazione, rappresentanza politica, salute, diritti. Dalla legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza alla legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita, dalla democrazia paritaria al precariato femminile: di questo ed altro abbiamo parlato in una serie di interviste con le esponenti dei vari partiti.
20 marzo 2008, 08:56 | permalink
Femminicidio di Barbara Cicioni
Ammessa la costituzione di giusristi democratici come parte civile
In data 18 marzo 2008, il Giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Perugia dott. Micheli ha ammesso la costituzione dei Giuristi Democratici come parte civile nel processo a carico di Roberto Spaccino, indagato per l'omicidio, in data 24 maggio 2007, della moglie, Barbara Cicioni, incinta di otto mesi e mezzo, commesso "con crudeltà" e "per futili motivi"(consistiti in una discussione famigliare) nonché per i maltrattamenti a carico della moglie ("con continue ingiurie, percosse, violenze psicologiche, nel corso dell'intera vita matrimoniale fino all'avvenuto omicidio") e dei figli con "violenza psicologica".
A fondamento della propria costituzione come parte civile nel processo, pur non avendo come unico scopo sociale statutario la specifica difesa dei diritti delle donne, quanto piuttosto quello di "difesa ed attuazione dei principi democratici, di uguaglianza ed antifascisti della Costituzione e delle Convenzioni in difesa dei Diritti Umani", i Giuristi Democratici hanno rimarcato la loro costante attività per il riconoscimento a livello sociale, normativo ed internazionale della donna come soggetto di diritto, e per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione basata sul genere o sull'orientamento sessuale.
Nello specifico, l'avv. Monica Miserocchi, che rappresentava in giudizio l'Associazione, e la dott.ssa Spinelli Barbara, che collabora al caso, entrambe attive nel gruppo di lavoro "Genere e famiglie" dei Giuristi Democratici, hanno sostenuto che i fatti contestati all'imputato rientrano nell'ipotesi di "femminicidio", (ogni pratica personale o sociale violenta fisicamente o psicologicamente, che attenta alla integrità, allo sviluppo psico-fisico, alla salute, alla libertà o alla vita della donna, col fine di annientarne l'identità attraverso l'assoggettamento fisico o psicologico, fino alla sottomissione o morte della vittima nei casi peggiori (..) il femminicidio è un fatto sociale: la donna viene uccisa in quanto donna, perché non accetta di ricoprire il ruolo che l'uomo o la società vorrebbero impersonasse) e che, in quanto tali, "hanno provocato una lesione del diritto soggettivo proprio dell'Associazione Nazionale Giuristi Democratici, da intendersi quale lesione dell'interesse concreto alla salvaguardia di situazioni storicamente circostanziate, di esplicita violazione dei diritti fondamentali delle donne e dei bambini riconducibili ad una cultura che non riconosce a tali soggetti la piena dignità di persone, ed in quanto tali assunte dall'associazione per farne oggetto delle proprie cure ai sensi delle finalità statutarie".
La ammissione della costituzione dei Giuristi Democratici come parte civile in questo processo ha una fortissima valenza simbolica, in quanto riconosce che il femminicidio, e nello specifico la violenza domestica, non rappresentano solo una lesione dei diritti della donna, un fatto privato, né tantomeno sono un "fatto di donne" (come sarebbe avvenuto se fossero state ammesse solo le associazioni aventi per scopo la difesa dei diritti delle donne) ma costituiscono una profonda ferita per la società tutta, che, nel momento in cui alla donna non viene riconosciuta la dignità di Persona ed in quanto tale viene fatta oggetto di discriminazioni e violenze, è collettivamente responsabile per l'eliminazione di quella cultura patriarcale e di quegli stereotipi misogini e sessisti che ancora oggi minano l'autodeterminazione, la libertà, la vita delle donne ed il sereno sviluppo dei bambini che, in ambito famigliare, assistono a queste violenze e ne subiscono le conseguenze in termini psicologici.
14 marzo 2008, 00:06 | permalink
Femminile positivo
Alla Casa internazionale delle donne
Dal 13 marzo al 29 maggio la CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE in collaborazione con la ONG MAIS promuoverà 8 giornate aperte sui temi della tutela e promozione dei diritti delle donne, della multietnicità e del multiculturalismo, dell’empowerment, della cooperazione e delle politiche di genere.Si comincia il 13 marzo con CORPO E SENTIMENTO: LE NOSTRE RAGIONI, dalle 17.00 alle 20.00: workshop, proposto da Mercedes Gonzales, esperta nicaraguense e Valentina Pescetti della Rete Latinoamericana di Gioco - ReLaJo, in cui attraverso la biodanza e delle attività ludico-creative si lavorerà sulle relazioni tra uomini e donne senza lasciare fuori il corpo ed il sentimento; in contemporanea un laboratorio di cucina Dall’aperitivo al dolce… ¡que viva chocolate!. Alle 20.00 un buffet tutto a base di cioccolato ad offerta libera (il ricavato va a sostegno dei progetti per i diritti delle donne in Nicaragua). Alle 21.00 avrà luogo la proiezione del film Historia de Rosa di Florence Jaugey, storia di una bambina incinta a nove anni, a cui seguirà un incontro dibattito sulla questione del diritto alla salute e all’autodeterminazione con:
Astrid Lun (psicologa e dirigente del Consultorio ASL RMD)
Giovanna Scassellati (ginecologa, San Camillo)
Elisabetta Canitano (ginecologa ASL RMD, presidente di Ass. Vita di Donna)
Laura Storti (presidente Ass. Il Cortile)
Adela Gutierrez (mediatrice culturale per Ass. Candelaria).
Per partecipare al workshop bisogna prenotarsi al numero 06.68401720; per il laboratorio di cucina 06.68809989
Info: www.casainternazionaledelledonne.org
12 marzo 2008, 21:32 | permalink
Montanelli: sciopero per le Pari Opportunità
La leader dell'IDV torna a protestare per la parità
(DIRE) Roma, 12 mar. - Wanda Montanelli torna a fare lo sciopero della fame. A distanza di due anni dall'ultima protesta, la leader delle donne dell'Italia dei Valori intraprende un nuovo digiuno "per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica sul tema delle pari opportunità".
E spiega: "Ho atteso la pubblicazione delle liste dei candidati per fugare ogni possibile dubbio sulle finalità dell'iniziativa che, evidentemente, non possono essere strumentali all'ottenimento di un seggio parlamentare". Per la dipietrista "in Italia continua a esistere un problema grave e insoluto di diritti di cittadinanza politica e di leggi costituzionali disattese".
Montanelli parla di "protesta pacifica ma anche alta e forte" e dice che è "difficile comprendere, fatta eccezione per pochi casi, quali grandi meriti sociali, umani e politici abbiano evidenziato i neoparlamentari ieri nominati". L'Italia, conclude "è ancora mortificata al 68° posto, a distanza siderale dai ‘soliti’ Paesi scandinavi. Al 67° si collocano, ex-aequo, Uzbekistan e Tagikistan".
ultimamente Lei sta promuovendo una forte campagna a favore della vita tramite la rivisitazione della legge 194.
Mi sembra di capire che, sostanzialmente, lei afferma fortemente il principio secondo il quale una donna dovrebbe essere fondamentalmente propensa a generare vita piuttosto che a donare morte.
Ebbene, io sono una di quelle che, fra le due opportunità, ha optato per la prima.
Tenterò di illustrale, brevemente, la mia situazione: “ Sono Madre di due bambini, Sara e Roberto, rispettivamente di 14 e 11 anni .
I due bambini sono portatori, sin dalla nascita, di handicap grave(OLIGOFRENIA, LEUCOENCEFALOPATIA E IPOTONIA) , giudicati invalidi al 100%, io e mio marito Carlo, percepiamo un totale di 800 euro al mese quale indennità d’accompagnamento. Inoltre, in virtù di quanto previsto dalla legge 162/1998, vengono erogati pseudo servizi d’assistenza quali: accompagnamento dei bambini da casa a scuola e viceversa; supporto terapeutico psicologico (musicoterapia) e ausilio educativo mediante educatrice che permane nel nostro domicilio 2 ore al giorno. Cosa dice questa legge? In sintesi il legislatore ha voluto affermare un sacrosanto principio che si riassume così: “ 1- ter)……… a disciplinare, allo scopo di garantire il diritto ad una vita indipendente alle persone con disabilità permanente e grave limitazione dell'autonomia personale nello svolgimento di una o più funzioni essenziali della vita, non superabili mediante ausili tecnici, le modalità di realizzazione di programmi d’aiuto alla persona, gestiti in forma indiretta, anche mediante piani personalizzati per i soggetti che ne facciano richiesta, con verifica delle prestazioni erogate e della loro efficacia”.
L’esclamazione mi pare d’obbligo: “ALLA FACCIA DELLA GARANZIA DI UNA VITA INDIPENDENTE!!!!!!!”. Se con gli interventi attualmente adottati a favore di Roberto e Sara si ritiene di assicurare il diritto summenzionato, la pretesa mi sembra, francamente, un po’ “eccessiva, per non dire demenziale”. Inoltre, io non posso, ovviamente, lavorare dovendomi occupare dei bambini; mio marito è disoccupato da anni e, nonostante le ripetute richieste tese a richiamare l’attenzione della nostra amministrazione locale affinché, in virtù della drammatica situazione, possano essere adottati provvedimenti d’eccezione per assicurare una qualsiasi attività lavorativa a mio marito Carlo, e quindi assicurare ai nostri due infelici figli perlomeno una adeguata alimentazione (sto parlando di ALIMENTAZIONE, non di sfumature voluttuarie) tutto tace, nel più assoluto immobilismo.
Caro Ferrara, le confesso, pur se con molta tristezza, che se dovessi tornare indietro, sarei una di quelle donne che avrebbe il buon senso di NON donare ai propri figli una vita fatta di stenti e sofferenze, di indigenze assolute, di abbandono da parte di una società che si professa democratica ed attenta al sociale e che, invece, con indifferenza ripone nel dimenticatoio le tragedie che colpiscono le persone più deboli. Le confido anche che, spesso, mi sembra di intravedere nello sguardo dei miei due bambini (ovviamente loro non sono in grado di articolare le parole e di formulare logici pensieri) una sorta di rimprovero per avergli donato una “non vita”.
Ora, quel che le chiedo è: una volta tanto, invece di portare alla ribalta i casi di donne che decidono di abortire per paura di non poter assicurare ai propri figli una vita degna di potersi definire tale, parli della paura di una madre che, a causa del totale stato di abbandono in cui sono stati relegati i suoi figli , vive nell’angoscia di cosa il futuro potrà riservare a questi due bambini, convive col senso di colpa di avergli imposto una vita d’inferno e solitudine, in un paese dove ci si preoccupa del “modello” ma non ci si prende cura delle specificità sociali che incidono fortemente sulla sua applicazione pratica, dove le tristi problematiche di questi “figli di un Dio minore” vengono appositamente sminuite sino al punto di renderle invisibili proprio perché è comodo ed edificante parlarne ma, ahimè, forse troppo impegnativo e poco remunerativo risolverli.
Mi dimostri Dott. Ferrara che il suo è un forte e sentito convincimento e non l’ennesima messa in scena “Italianota” utile solo a dare visibilità al suo promotore.
Perché Lei possa meglio rendersi conto di cosa stiamo realmente parlando, le allego due fotografie dei miei bambini, che danno il senso del loro effettivo stato di salute.
Luisa Caddeo
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