21 dicembre 2007, 13:01 | permalink

Una borsa di studio sul Bilancio di genere
La indice la Provincia di Genova

La Provincia di Genova, insieme alla rete dei Comuni e delle Province che aderiscono al Protocollo di intesa per la promozione del Bilancio di genere, con il patrocinio del Parlamento europeo , del Commissario europeo all’Occupazione, Affari sociali e Pari Opportunità Vladimir Spidla e della Regione Liguria , indice una borsa di studio a livello europeo per una ricerca sul “Gender Budgeting” di importo pari a € 3.000,00. Le domande di candidatura ed i relativi allegati devono essere presentate in busta chiusa indicante la seguente dicitura: Proposta di progetto di ricerca sul “Gender Budgeting”, al seguente indirizzo:
Provincia di Genova
Area Politiche per il Lavoro
Ufficio sviluppo progetti e ricerca fonti finanziarie
Via Cesarea, 14
16121 Genova - Italia
Entro e non oltre il 15 febbraio 2008. Per le domande pervenute successivamente a tale data farà fede il timbro postale.
Informazioni ulteriori sul bando possono essere richieste a: Eurete Srl tel. +39 010 2091270 Fax + 39 010 2542183 e-mail: segreteria@eurete.it

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13 dicembre 2007, 12:06 | permalink

Donne, tra violenza “privata” e conquista dello spazio pubblico
La Commissione delle elette del Comune di Roma e Donna TV

Venerdì 14 ore 11:00 proiezione alla Casa internazionale delle donne
via della Lungara 19
Due documentari per raccontare diversamente la vita femminile

La violenza maschile contro le donne riflette uno squilibrio persistente di poteri all’interno della società, un’asimmetria di ruoli che anche nelle nostre democrazie occidentali evolute stenta a correggersi per lasciare spazio ad una società autenticamente paritaria.
Per questo i due documenti che presentiamo oggi, pur nell’apparente diversità delle tematiche trattate – la violenza di genere e il rapporto tra donne e politica letto attraverso le testimonianze della Commissione delle elette del Comune di Roma – sono uniti da un filo
conduttore: la necessità, cioè, di ripensare i ruoli nel privato e nel pubblico, di ridistribuire privilegi e responsabilità all’interno del nostro sistema sociale. La violenza e la scarsa presenza delle donne nella sfera pubblica e nelle posizioni apicali appaiono come le due facce ugualmente oscure di una stessa medaglia.

Rapporto Donna: Neanche con un fiore
un reportage per parlare di violenza al di là della cronaca
Il tema della violenza contro le donne è tornato prepotentemente alla ribalta negli ultimi mesi per essere trattato dai media come emergenza, come sequenza di fatti di cronaca mai messi in relazione tra loro da una lettura che denunci la violenza maschile contro le donne come fenomeno radicato, strutturale e presente nelle diverse culture, accomunate dal persistere più o meno evidente di retaggi patriarcali. Proprio queste caratteristiche emergono invece dal reportage che Donna Tv dedica alla violenza di genere, oggi raramente nominata come tale dai mezzi d’informazione. Ben lungi dall’agganciarsi ai fatti di cronaca che hanno alimentato recenti tentativi di dare al fenomeno una soluzione politica rispondente a logiche emergenziali, l’indagine di Donna Tv parte dai dati di Oms, Onu, Istat, per analizzare la materia attraverso diverse chiavi di lettura: femminista, politica, sociologica, psicanalitica, fino all’autocoscienza maschile.

Le elette ci aiutano a…capire
La sottorappresentanza femminile nello spazio pubblico e nei luoghi decisionali è uno dei principali vulnus della nostra democrazia. L’invisibilità delle donne che ricoprono ruoli di responsabilità nella politica, nell’economia, nella scienza, nella cultura, nella società - raramente ospitate dai mass media che preferiscono loro altri modelli femminili – rallenta ulteriormente il processo di costruzione dell’autorevolezza femminile, da secoli ostacolato e ancora oggi di difficile attuazione in una società intrisa di stereotipi misogini. Da questa considerazione l’impegno di Donna Tv a valorizzare le figure femminili presenti nel panorama politico italiano a diversi livelli, nazionale come locale. In questo speciale le elette del Comune di Roma parlano del loro rapporto con l’impegno politico attraverso una serie di interviste che raccontano il legame complesso tra donne e spazio pubblico.

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13 dicembre 2007, 00:00 | permalink

PERCHE PARLATE DALTRO?
Dialogo su violenza sessista, media e politica

Roma 13 dicembre 2007, ore 15
Senato, ex Hotel Bologna, via Santa Chiara, 5

Intervento di Salima Balzerani

Sono stata invitata a partecipare a quest’incontro come rappresentate di DonnaTv, l’unica webtv di genere presente in Italia.

Parto da alcune premesse: siamo una testata giornalistica indipendente, di genere e con un’organizzazione non gerarchica del lavoro. Essere indipendenti significa essere libere dalla necessità di rincorrere le notizie dell’ultima ora, libere dal sensazionalismo, non determinate da terzi nelle nostre scelte editoriali. Non essere una tv generalista ma di genere significa avere alcuni precisi obiettivi: combattere gli stereotipi di genere, affrontare le notizie da una prospettiva di genere e dare visibilità al protagonismo femminile. L’editore della nostra testata è l’AssociazioneTivvùDonnaPuntoNet di cui tutte le redattrici e la direttrice responsabile di Donnatv sono socie fondatrici. Questo ci ha permesso di mantenere un’organizzazione del lavoro che passa sempre attraverso un processo decisionale democratico. E’ questo un elemento cruciale perché sappiamo che l’organizzazione gerarchica del lavoro riflette la divisione sessuale dei ruoli all’interno della società e dunque la subalternità di un genere rispetto all’altro. E secondo l’ONU le radici della violenza di genere affondano nella disparità di potere tra gli uomini e le donne.

Queste tre caratteristiche ci pongono naturalmente su un piano diverso rispetto a quasi tutti i media italiani e probabilmente sono queste le ragioni per cui la tematica della violenza di genere è stata da noi trattata in modo peculiare.

Abbiamo appena finito di realizzare un reportage sulla violenza di genere che ci ha impegnate diversi mesi. Ben lungi dall’agganciarci ai fatti di cronaca, che sono gli unici elementi a far notizia per la maggior parte dei giornali e dei telegiornali, per non parlare delle trasmissione televisive che poco o nulla hanno di giornalistico, quello da cui siamo partite è stata una dettagliata analisi dei dati Istat per poi intervistare una serie di personaggi che appartengono agli ambiti più disparati dalla magistratura, alla politica, ai centri antiviolenza, alla psicoanalisi, al femminismo, all’associazionismo maschile.

Perché parlate d’altro?

A questa domanda si può rispondere in due modi. Per un verso cogliendola nella sua valenza positiva. Se il 93,8% delle donne che subiscono una qualunque forma di violenza non denuncia il reato la questione rimanda necessariamente ad altro. Per poter affrontare il problema della violenza contro le donne non possiamo non parlare dell’apparato politico-istituzionale, del panorama legislativo, delle risorse economico-finanziarie da impegnare, dell’efficacia dell’azione repressiva, del funzionamento della rete di protezione sociale ma anche del nostro sistema sociale e della nostra cultura.

Se non si opera un profondo mutamento culturale, a partire dalle nuove generazioni e quindi dalla scuola, per giungere a tutte le fasce della popolazione attraverso i media e la formazione, non potranno essere compiuti grandi passi avanti.

Cosa si aspetta ad introdurre nelle scuole, a partire da quelle inferiori come materia di studio obbligatoria l’educazione alla sessualità e al rispetto dei generi? E per le bambine corsi di difesa personale?

La formazione, che ha in questi ultimi anni acquisito il carattere della permanenza, permette la ri-educazione e il ri-orientamento di intere fasce della popolazione adulta dedite alle più disparate attività. Con riferimento alla violenza di genere, corsi di formazione per gli operatori sociali e le forze dell’ordine sarebbero auspicabili dal momento che le donne vittime di violenza continuano a rivolgersi in massima parte ad amici e parenti e nel 36,5% dei casi le forze dell’ordine che ricevono una denuncia non fanno nulla.

I media, a detta di molti i media non sono tenuti a svolgere una funzione educativa, tuttavia sulla base degli effetti che producono sul panorama umano non possiamo esimerli dall’attribuire loro delle pesanti responsabilità. In Italia del resto la televisione è il principale strumento di formazione della propria opinione su qualsivoglia evento o fenomeno del mondo reale.

E qui mi aggancio alla valenza negativa della stessa domanda: Perché parlate d’altro?
Se a fare notizia continuano ad essere solo gli episodi di cronaca nera è perché nemmeno le tematiche e i problemi fortemente di genere, come la violenza contro le donne, vengono affrontati da una prospettiva di genere, che non è la moda del momento ma uno strumento per arricchire e affinare la nostra comprensione della realtà. E ciò accade sicuramente perché il numero di donne presenti all’interno della comunicazione di massa è esiguo ma soprattutto perché le donne sono assenti nei livelli apicali, le donne non sono decision makers. E’ chiaro che il numero non è una condizione sufficiente ma certamente aiuta.

Concludo facendo riferimento al Rapporto 2006 sull’uguaglianza tra donne e uomini della CE che individua, come una delle priorità d’intervento per la parità nel periodo 2006-2010, l’eliminazione degli stereotipi sessisti, indicando una serie di strumenti: l’istruzione, incentivando l’abbandono di percorsi tradizionali densi di stereotipi per percorsi più innovativi; la formazione; la diffusione e lo scambio di buone prassi nel mondo del lavoro; i media, che dovrebbero abbandonare immagini offensive e denigratorie delle donne per rispecchiare fedelmente il nuovo ruolo che la donna ha assunto nell’ambito della società contemporanea ma soprattutto diffondere un concetto basilare: essere donna oggi rappresenta un valore.

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