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Gennaio 200730 novembre 2007, 11:48 | permalink
Registro unioni civili: è urgente la discussione
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di alcune forze politiche
DICHIARAZIONE ALLA STAMPA DEI CAPIGRUPPO AL CONSIGLIO COMUNALE DI ROMA del:
PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI
RIFONDAZIONE COMUNISTA - SINISTRA EUROPEA
SINISTRA DEMOCRATICA PER IL SOCIALISMO EUROPEO
VERDI PER VELTRONI
Il 5 giugno sono state depositate in Consiglio Comunale le firme per la delibera di iniziativa popolare sul Registro delle unioni civili.
E’ urgente sottolineare che il Consiglio Comunale ha l’obbligo statutario di
discutere e votare la delibera entro il 5 dicembre.
I 10.263 firmatari della delibera popolare, i sostenitori delle varie associazioni che compongono il comitato promotore e soprattutto i cittadini romani hanno diritto ad arrivare alla discussione.
Nel Registro delle Unioni civili vengono raccolte le dichiarazioni sulla scelta di vita in comune di coppie legate da vincoli affettivi, ma non da vincoli matrimoniali.
Al Registro, che non sarà consultabile e che avrà fini amministrativi, si iscriveranno solo le coppie che lo chiederanno.
Ci schieriamo in maniera decisa a favore di questa scelta e speriamo che il Consiglio Comunale di Roma dia dimostrazione di recepire un’esigenza molto forte che giunge dalla società, tanto più che come sottoscrittori della delibera abbiamo deciso di accettare la mediazione proposta dalla vicesindaco Garavaglia.
La nostra città deve approvare il registro delle unioni civili, senza accettare assurdi dictat da oltretevere, che rappresentano la civiltà e il riconoscimento delle coppie di fatto.
Roma 29 Novembre 2007
Adriana SPERA
Fabio NOBILE
Roberto GIULIOLI
Ferdinando BONESSIO
26 novembre 2007, 20:10 | permalink
Care giornaliste, avreste ragione, non fosse che...
“Comincia male…insulti ai ministri Pollastrini, Turco e Melandri che hanno "osato" tentare di mettere il cappello, facendosi intervistare da microfoni e telecamere”. Comincia male anche la nostra cronista di Repubblica. Anzitutto con l’errore di grammatica che la porta a chiamare con il sostantivo “ministri” le tre donne citate nell’articolo, paradossalmente proprio in un giorno in cui la declinazione al femminile non dovrebbe riuscire tanto difficile. Comincia male anche concettualmente, questa rassegna stampa del giorno dopo, tra accuse di ritorno al passato e di ostracismi. Mettere il cappello ad una manifestazione di cui è stato fermamente sottolineato, da parte delle organizzatrici, il carattere apartitico e non filogovernativo sarebbe per le esponenti istituzionali un peccato veniale, una cosa da poco.
Le giornaliste chiamate dai caporedattori maschi a registrare gli eventi della manifestazione (roba di second’ordine, roba da donne, mandiamoci le croniste!), si allineano puntualmente alle aspettative dei vertici. Il loro sguardo sulla piazza è quello di signore uscite dalla sala da thè, stupefatte, affascinate e un po’ inorridite: c’è tanto colore in piazza, gli abiti parlano degli anni Settanta, le femministe sono tornate e via snocciolando luoghi comuni.
Chi scrive che “qualche spezzone a dir la verità, non condivide neppure l'impostazione della legge” meglio avrebbe fatto a leggere i documenti emanati dal comitato organizzatore della manifestazione, prima di scendere in piazza col taccuino. Avrebbe appreso allora che la decisione di manifestare nasce con un’impostazione chiara, di netta contrapposizione alla linea seguita dal governo nell’affrontare il tema della violenza di genere. Può non piacere e certamente non tutte le 150mile donne in piazza saranno state d’accordo con questa piattaforma nel suo complesso. Molte, chissà forse addirittura la maggior parte di loro saranno scese in piazza animate dalla semplice volontà di manifestare indignazione e rabbia verso l’accanimento maschile contro le donne che non si arresta. Tuttavia non si può ignorare l’elaborazione politica di quante questa manifestazione hanno voluto e costruito giorno dopo giorno col loro impegno infaticabile. E conoscendo questa elaborazione non ci si può stupire dell’accaduto. Quel che stupisce è piuttosto che alcune ministre della Repubblica non abbiano scelto dignitosamente come ci si sarebbe potute attendere, di lasciare la piazza alle donne e di restare in disparte ad ascoltare ed elaborare il messaggio di Piazza Navona, ma piuttosto di collocarsi in posizione anche simbolicamente dominante (sul loro palchetto improvvisato da LA7) per apparire in tv come le principali alleate di quella massa femminile schiacciata in secondo, piano. Si è lasciato poco spazio di manovra a chi si è trovato sul punto di vedersi scippato (o più che altro vittima di un furto con destrezza) dei contenuti di quella manifestazione tanto faticosamente messa in piedi.
Possiamo senz’altro contestare severamente i modi, denunciare come inaccettabili alcune delle parole pronunciate (riconducibili ad intemperanze di singole) ma non contestare la scelta di fondo: quella di riappropriarsi della piazza sottraendola al protagonismo mediatico delle istituzioni.
Eleonora Selvi
26 novembre 2007, 16:25 | permalink
Raccontaci la tua manifestazione
Usa lo spazio commenti per raccontarci la tua manifestazione del 24 novembre
25 novembre 2007, 17:16 | permalink
Quando il dito indica la piazza
Avete visto la luna splendere ieri sera a Piazza Navona? L’avete vista illuminare il cammino di centocinquantamila donne riunitesi da tutta Italia, malgrado la pioggia, per riprendere pubblicamente parola e dire basta alla violenza maschile? Se sì, buon per voi. Siete le sole. Già, perché non l’hanno vista i media, non l’hanno vista donne ed uomini delle istituzioni, freneticamente presi dal solito compulsivo bisogno di gridare ai microfoni la propria opinione e di avvicendarsi nei salottini della tv, non l’hanno vista neppure editorialiste un tempo lucide e pronte ad analizzare i fenomeni sociali ed oggi sollecite nel prendere la penna per denunciare un presunto ritorno al passato da parte dei movimenti femminili. Tutte e tutti erano troppo presi a fissare il dito, puntato non contro la luna ma contro la protesta di un gruppo di ragazze che hanno deciso di contestare le esponenti delle istituzioni presenti in piazza. Quale che sia il giudizio che si voglia dare sulle modalità della contestazione avvenuta, il tema di oggi è un altro: le modalità della costruzione della notizia in questo Paese. L’informazione, di fronte ad una manifestazione nazionale di centomila donne la cui unica bandiera è rappresentata dal tragico lenzuolo di cifre relative alla violenza sulle donne, si benda gli occhi e cede al proprio vizio meschino ormai divenuto patologica norma: aggirare il merito della questione e cercare improbabili scoop.
Quello che è avvenuto ieri a Roma meritava ben altra attenzione, ben altri commenti da quelli triti e ritriti che oggi hanno affollato le pagine dei quotidiani e riempito l’etere.
È venuto il momento di dire basta anche a questo tipo di violenza, quella che il mondo dell’informazione consuma quotidianamente nei confronti delle donne, e che oggi si ripete proprio nel momento in cui queste tornano al centro della scena, massicciamente, in modo non violento. Va detto chiaramente che quella del 24 novembre a Roma è stata una manifestazione civile e pacifica, mossa da una forza di cambiamento che la politica e i media non possono continuare a trattare con la superficialità di sempre.
Eleonora Selvi
23 novembre 2007, 18:22 | permalink
Libere dalla violenza, libere di scegliere
Roma 22.11.2007
Con viva partecipazione aderisco alla manifestazione di Sabato 24 novembre 2007 "Libere dalla violenza, libere di scegliere" che si terrà in occasione della giornata internazionale per l'eliminazione di ogni forma di violenza contro le donne proclamata dall' ONU e organizzata con tanto impegno da tante amiche, compagne e concittadine che si sono mosse per dare voce a una necessità ormai divenuta emergenza, cioè la promozione di un “nuovo patto di convivenza fra uomini e donne”.
Abbiamo voluto manifestare da sole, Sabato; mi piacerebbe però, che poi scendessero in piazza i tanti uomini che non si riconoscono in quegli uomini violenti, assassini, stupratori purtroppo sempre più numerosi, e che non si sentono rappresentati da una classe politica maschile disattenta, sorda ed escludente nei confronti delle donne.
La Capogruppo PRC-SE e Presidente della Commissione delle Elette del Comune di Roma
Adriana SPERA
21 novembre 2007, 18:30 | permalink
International Day for the Elimination of Violence Against Women
Domenica 25 novembre 2007
"La giornata internazionale contro la violenza sulle donne deve condurci a
riflettere, oltre che ad alzare pubblicamente la voce, contro ogni tipo di
crudelta’, ferocia, brutalita' a danno delle donne. Penso quindi non solo alla
violenza fisica (nonostante sia evidentemente da considerarsi una vera e
propria emergenza), ma anche a fatti e atti meno lampanti, la cui disumanita'
non va sottovalutata. Occorre denunciare tutte le violenze, quelle fisiche,
sessuali e psicologiche, considerarle un reato. Nessuna violenza contro le
donne e' accettabile, e, se lo e' stata (culturalmente, socialmente,
storicamente), non per questo puo' essere giustificata in alcun modo
ragionevole. Occorre tuttavia chiederci come mai sono state e sono le donne a
essere oggetto di tante diverse violenze. E' senz'altro anche perche' le donne
sono state giudicate a lungo e sono (purtroppo ancora troppo spesso) giudicate
inferiori all'uomo, dal punto di vista ontologico-metafisico e dal punto di
vista epistemico. Le domande filosofiche cruciali con cui dobbiamo confrontarci
si riducono sostanzialmente a due: ci possono essere buone ragioni (biologiche
e/o socio-culturali) a sostegno delle diverse tesi stando alle quali le donne
sono inferiori?; ed e' il sesso di appartenenza o il genere di appartenenza che
ci consente di individuare le donne per giudicarle inferiori, superiori, o
uguali agli uomini? Si tratta di domande la cui risposta spetta a una filosofia
delle donne seria che sappia riflettere criticamente sull'identita' e la
conoscenza delle donne".
Nicla Vassallo, Professoressa universitaria e co-autrice del recente volume "Filosofia delle donne"
abbiamo buona memoria
Marinella è viva e lotta insieme a noi