28 maggio 2010, 13:58 | permalink

Lettera di dimissioni di Maria Luisa Busi al direttore Minzolini
Oggi quella del TG1 è un’informazione parziale e di parte

Con questa dichiarazione, Maria Luisa Busi lascia la conduzione del Tg1 di Minzolini. Lo scrive lei stessa in una lettera che ha affisso nella bacheca della redazione.

AL Dott. Augusto MINZOLINI

Al CDR
p.c. Dott. Paolo GARIMBERTI
p.c. Prof. Mauro MASI
p.c. Dott. Luciano FLUSSI

Caro direttore,

ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell’edizione delle 20 del TG1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa e’ per me una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il TG1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilita’ nei confronti dei telespettatori. Come ha detto il presidente della Commissione di Vigilanza RAI Sergio Zavoli : “la piu’grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identita’, parte dell’ascolto tradizionale”.Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perche’ e’ un grande giornale. E’ stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati.
Questo e’ il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani. Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non e’ mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l’informazione del TG1 e’ un’informazione parziale e di parte.Dov’e’ il paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d’Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perche’ negli asili nido non c’e’ posto per tutti i nostri figli?Devono farsi levare il sangue e morire per avere l’onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell’Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perche’ falliti?Dov’e’ questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell’Italia esiste. Ma il tg1 l’ha eliminata. Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel TG1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale.
L’Italia che vive una drammatica crisi sociale e’ finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un’informazione di parte - un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull’inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo - e l’infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della piu’ importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di piu’ alto profilo e interesse generale. Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, puo’ soltanto levare la propria faccia, a questo punto. Nell’affidamento dei telespettatori e’ infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. E’ lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori. I fatti dell’Aquila ne sono stata la prova. Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. E’ quello che accade quando si privilegia la comunicazione all’informazione, la propaganda alla verifica. Un’ultima annotazione piu’ personale. Ho fatto dell’onesta’ e della lealta’ lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non e’ tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente.
Pertanto:1) respingo l’accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente - ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI - le avevo gia’ mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralita’ delle opinioni costituisca un arricchimento. Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma e’ palese che non c’e’ piu’ alcuno spazio per la dialettica democratica al TG1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta e’ fuori, prima o dopo.
2) Respingo l’accusa che mi e’ stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza e’ quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti. E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo.
3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera dopo l’intervista rilasciata a Repubblica, lettera nella quale hai sollecitato all’azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di “danneggiare il giornale per cui lavoro”, con le mie dichiarazioni sui dati d’ascolto. I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni. Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: “il tg1 dara’ conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgera’ i fatti in ossequio a campagne ideologiche”. Posso dirti che l’unica campagna a cui mi dedico e’ quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto. Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama - anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta - hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni. Sono stata definita “tosa ciacolante - ragazza chiacchierona - cronista senza cronaca, editorialista senza editoriali” e via di questo passo. Non e’ cio’ che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate rispondera’ il mio legale.
Ma sappi che non e’ certo per questo che lascio la conduzione delle 20. Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto.Non di ammirazione viviamo,dice, ma e’ di rispetto che abbiamo bisogno.Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verita’. Quello che nutro per la storia del TG1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere.

Marialuisa Busi

Roma, 20 maggio 2010

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18 maggio 2010, 20:11 | permalink

A MODENA APRE IL FESTIVAL: LA DONNA È MOBILE
MIGRAZIONI FEMMINILI NELLA CONTEMPORANEITÀ

A MODENA APRE IL FESTIVAL “LA DONNA È MOBILE.
MIGRAZIONI FEMMINILI NELLA CONTEMPORANEITÀ”
Dal 20 al 29 maggio è in programma a Modena il micro-festival: “La donna è mobile. Migrazioni femminili nella contemporaneità”. Una festa multicolore, declinata al femminile, che propone spettacoli di canto e danza, serate al cinema e momenti di incontro e scambio tra donne native e migranti e che rappresenta un’occasione di confronto con la città sulla realtà e le diverse sfaccettature della migrazione femminile.

Tra gli appuntamenti del festival: il seminario “Libertà femminile e identità”, la rassegna cinematografica “Donne in transito”, la mostra fotografica “Sur les chemin des femmes” e spettacoli di musica, danza e teatro-forum.

La rassegna cinematografica “Donne in transito” si apre giovedì 20 maggio con il film “Il pane e le rose” di Ken Loach (2000). Seguirà, venerdì 21 maggio, la visione di “Persepolis” di M. Satrapi (2007) e, infine, sabato 22 maggio “Francesca” di B. Paunescu (2009).
Tutti gli spettacoli sono ad ingresso gratuito e si terranno, a partire dalle ore 21, presso la Sala Truffaut in via degli Adelardi, 4. Al termine di ogni proiezione verrà presentato il documentario “Chemin des femmes” di Marco Fantacucci (2009).

Venerdì 28 maggio si terrà Il seminario “Libertà femminile e identità. Domande per migranti e native”, in programma, dalle ore 14,30 alle ore 19, presso la Sala della Circoscrizione 1 Modena in Piazzale Redecocca. Nell’incontro saranno presentati i risultati del focus group svolto con donne native e migranti dei Centri per le donne migranti di Modena, Imola e Reggio Emilia, curato da Elisa Rossi, ricercatrice in Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l'Università di Modena e Reggio Emilia. Saranno presenti: Barbara Pinelli, Università Milano Bicocca; Chiara Pilotto, Università Cà Foscari Venezia; Tiziana Dal Pra, Tramaditerre Imola; Marcella Maggiore, Nondasola, progetto Lunenomadi RE; Serena Corsi, giornalista. Aprirà i lavori, il saluto dell'Assessora Francesca Maletti, mentre l’introduzione al seminario sarà curata da Giuliana Pincelli, Casa delle Donne contro la violenza di Modena.

Resterà aperta da lunedì 24 a sabato 29 maggio (ore 9/19), la mostra fotografica “Sur les chemin des femmes” di Sophie Anne Herin, allestita presso la Sala Espositiva del Liceo Venturi in via dei Servi, 21.

Venerdì 28 maggio, dalle ore 21, è prevista una rappresentazione di TeatroForum condotta da Luciana Talamonti di Teatrindifesi presso il Cortile di Palazzo Santa Chiara in via degli Adelardi 4. In caso di pioggia, lo spettacolo si terrà presso la Sala delle Dame dell'Istituto d'Arte Venturi in via dei Servi 21.
E, infine, il festival si chiude sabato 29 maggio, con gli spettacoli del Gruppo di Musica e Danza “Mosaico dell'Est”(ore 18,30) e del Coro di donne migranti “Chemin des Femmes” (ore 21, 30) in Piazzale Torti, angolo via Selmi.

Il festival rientra nelle attività dell’intervento per la nuova Casa delle Donne a Villa Ombrosa, realizzato con il contributo del Comune di Modena, Assessorato ai Lavori Pubblici e Assessorato alle Pari Opportunità e della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, e promosso dal Comitato di progetto “Verso la nuova Casa delle donne”, formato dalle associazioni femminili che fanno parte dell’attuale Associazione Casa delle Donne: Adaser, Casa delle Donne contro la Violenza, Centro documentazione donna, Differenza maternità, Donne nel Mondo, Gruppo Donne e Giustizia, Udi-Unione Donne in Italia di Modena. L’iniziativa è promossa dal Comitato e vede, in particolare, il patrocinio del Comune di Modena, il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e della Circoscrizione 1 Modena e la collaborazione di Via Piave e Dintorni e Fusi Orari.

Per informazioni: Tel. 059.361050 – e-mail: most@donnecontrolaviolenza.it
Modena, 18 maggio 2010

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7 maggio 2010, 19:50 | permalink

SOSTIENI UNA MAMMA. SOSTIENI IL FUTURO.
PER GARANTIRE A TUTTE LE MAMME UN FUTURO SENZA RISCHI

SOSTIENI UNA MAMMA. SOSTIENI IL FUTURO PER GARANTIRE A TUTTE LE MAMME UN FUTURO SENZA RISCHI
In occasione della Festa della Mamma 2010, Fondazione Pangea rilancia la campagna Sostieni una Mamma. Sostieni il Futuro richiamando l’attenzione sull’atroce ingiustizia della mortalità materna. Sostenere una mamma significa assicurarle il diritto fondamentale di poter dare la vita senza rischiare la propria.
Ogni anno nel mondo 536.000 donne muoiono per complicazioni durante la gravidanza o il parto.
Una donna ogni minuto.
Il 99% delle morti legate al parto si concentra nei Paesi in via di Sviluppo - specialmente in Africa Sub Sahariana e in Sud Asia - per cause solitamente prevenibili, ma che se non tempestivamente affrontate, determinano migliaia di morti e milioni di casi di invalidità permanenti.
Migliorare la salute materna è il quinto Obiettivo del Millennio: nel 2000 189 Capi di Stato hanno siglato l’impegno per ridurre di tre quarti la mortalità materna entro il 2015.
Con la campagna Sostieni una Mamma. Sostieni il Futuro e andando sul sito www.pangeaonlus.org/sostieniunamamma , è possibile con meno di un euro al giorno per un anno (300 euro all’anno), sostenere a distanza una mamma in Paesi quali Afghanistan e India - dove si registrano i tassi di mortalità materno-infantile tra i più alti al mondo - in cui Fondazione Pangea realizza importanti programmi igienico-sanitari volti alla prevenzione delle complicazioni legate alla gravidanza e al parto. Pangea assicura alle future mamme controlli specifici pre e post-natali, favorisce per ciascuna l’accesso alle strutture sanitarie per partorire in sicurezza e una corretta informazione delle famiglie sui metodi per la pianificazione familiare e sui rischi legati a matrimoni e gravidanze troppo precoci o ravvicinate.
Istruzione, educazione igienico sanitaria, accesso a cure durante e dopo il parto e la presenza di personale qualificato al momento della nascita sono gli strumenti fondamentali per prevenire la morte di tante mamme e per promuovere una nuova cultura della maternità per impedire che ancora troppe donne muoiano dando la vita.
E quale modo più bello di dire ti voglio bene alla propria mamma se non quello di salvare la vita a una gestante o neo mamma?

Per informazioni: Fondazione Pangea Onlus tel. 02 733202 www.pangeaonlus.org/sostieniunamamma

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