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Gennaio 200717 aprile 2007, 15:27 | permalink
Addio, cara Macciocchi
Addio cara Macciocchi, intellettuale eretica, nomade del pensiero contro ogni ortodossia, occhio vigile sull’umanità, le cui vicende hai seguito per le vie accidentate del mondo. La tua città, Roma, ti porge distratta l’ultimo saluto in una chiara mattina di primavera. Forse ha dimenticato che hai lottato per lei, giovanissima partigiana, che hai sfidato il regime per restituirle la libertà e la speranza. Paese ingrato l’Italia, facile all’oblio. Ma se la memoria degli uomini è labile, restano i libri e le opere come testimonianza del pensiero e dell’azione che cambiano il mondo.
E il mondo Macciocchi ha lottato per cambiarlo, coltivando un alto ideale di democrazia e giustizia sociale. Entrata giovanissima nel Partito comunista, lotta per l’emancipazione femminile, per il riscatto dei deboli e degli oppressi. Scrive, viaggia per il mondo, nel secolo breve dominato da ideologie feroci vede i totalitarismi cambiare colore, e contro di essi, contro ogni oppressione leva la sua voce instancabile. Lo fa con i suoi libri, i suoi articoli, la sua militanza nel parlamento italiano e poi in quello europeo, dove riesce a far approvare la risoluzione contro la pena di morte, a quel tempo ancora in vigore in Francia. I dogmi si dissolvono uno dopo l’altro, Macciocchi è irresistibilmente votata all’eresia, come Pasolini, amico e compagno nell’avventura delle idee. Così attacca duramente il PCI, che la espelle. È a Parigi, nel ’68, a fianco dei giovani ribelli: la gioventù del pianeta, ha scritto a proposito di quei giorni, urlava a perdifiato contro il mondo bipolare, che si spartiva l’universo in due sfere. Lei era lì, a raccogliere quel grido. Frequenta Sartre e Simone de Beauvoir, Althusser, i nuovi filosofi. Il ritorno in Italia la riporta in un paese di cui denuncierà la rozzezza culturale, il cretinismo televisivo, il servilismo degli intellettuali. È il paese attraversato da mafia, camorra, sequestri, minacce di secessione. Macciocchi vuole ridare al paese il senso della sua storia mirabile, eroica. È il suo imperativo categorico. Gli ultimi sei anni di scrittura li dedica alla rivoluzione napoletana, ai giacobini italiani e a due splendide figure femminili: Eleonora Fonseca Pimentel e Luisa Sanfelice. Un lavoro intenso, per strappare all’oblio la storia di due donne che sacrificarono la vita ad un’ideale. L’eretica chiude qui la sua storia, e possiamo immaginarla mentre cammina fiera, il sorriso beffardo, nel suo ultimo viaggio, convinta, come la sua eroina, Eleonora Pimentel, che forse un giorno gioverà ricordare tutto questo.
6 aprile 2007, 11:50 | permalink
Sessismo e omofobia, radici del bullismo
La scuola educhi al riconoscimento dell'eguaglianza nella diversità
Da un’indagine finanziata dall’Unione europea e condotta nei mesi scorsi da Arcigay su quasi 500 studenti e insegnanti delle scuole superiori è emerso che più della metà dei ragazzi e delle ragazze (53,5%) sente pronunciare spesso o continuamente, a scuola, parole offensive per indicare persone omosessuali o percepite come tali. Oggi il tragico epilogo della vicenda di Marco, ragazzo morto suicida a 16 anni perché bollato come omosessuale dai suoi compagni di scuola, evidenzia il rivolto omofobo e sessista del cosiddetto “bullismo”. Quali sono gli strumenti a disposizione della scuola per contrastare il fenomeno? La totale assenza del tema omosessuale nei libri di testo genera un vuoto di memoria e di consapevolezza assoluto, paragonabile a quello prodotto dall’assenza delle donne dai libri di storia, filosofia, scienze, letteratura. Fino a che il criterio del “gender” sarà escluso dalla didattica, fino a che non nascerà una vera e propria pedagogia “gender sensitive”, ovvero attenta a considerare l’umanità come plurale, continueremo ad allevare generazioni di giovani intolleranti, incapaci di comprendere l’alterità, e di riconoscere l’uguaglianza nella differenza.